Alla scoperta del fantastico Eden

Visitando lo splendido territorio dolomitico da molti anni e contemplando quanto la natura sia stata generosa con noi umili mortali, non sfugge come sia entrato nelle genti di questi splenditi borghi la consapevolezza di vivere dentro un giardino incantato. Il rispetto della natura, l’ordine dei lindi centri di villeggiatura, l’architettura e le stupende rifiniture con balconi fioriti destano stupore ed appagano il cuore, A questo si uniscono le metamorfosi stagionali, vissute e scandite con naturalezza ad offrire in ogni momento la possibilità di indagare e scoprire sempre visioni nuove ed appaganti.

La primavera ci offre i colori smaglianti delle immense vallate, fatte con verdi e variegati prati fioriti, in cui si trovano sentieri e passi, punteggiati da azalee e rododendri, dominati da imponenti torri che sembrano gigantesche sculture frastagliate, palestre di arditi e forti montanari orgogliosi e consapevoli di quanto li circonda, cime accarezzate dall’alba al tramonto dai colori di una trasfigurazione naturale.

Il silenzio ovattato dell’inverno invece, copre, come un candido mantello, le generose chiome dei pazienti abeti e nasconde i rigogliosi ruscelli di acque limpide che a tratti ricompaiono sotto lucenti lastre di ghiaccio.

La storia di queste orgogliose ed umili genti, che mai dimenticano i secoli passati prima della formidabile ondata turistica degli ultimi anni del secolo scorso, sono illustrate come in un libro di memorie sulle facciate delle case: dai temi religiosi, con splendide ed armoniose pagine di fede, alle curiose tradizioni che i valligiani ricordano con fiero rispetto.

È in questo contesto che si possono cogliere elementi di eccellenza e non stupisce affatto che illustri artisti, contagiati da simili bellezze naturali, siano stati soggiogati ed aiutati ad esprimere tanta ricchezza artistica.

Quando poi si ha la fortuna di visitare (come mi è capitato l’estate scorsa) una mostra di pittura di un artista del calibro di Bepi Zanon si capisce veramente quanto sia veritiero quello che ho sopra descritto.

 

Visitando il piccolo paese di Tesero, famoso per la sua storia dei presepi, incontriamo uno degli edifici più antichi in cui è stata organizzata una mostra personale di Bepi Zanon. Quella che poteva sembrare una delle tante iniziative d’attrazione turistica si è rivelata una straordinaria occasione per conoscere ed approfondire, e perché no, amare di più questi bellissimi luoghi di villeggiatura. Osservando il territorio, con i suoi monumenti ed i caratteristici atelier di arte lignea, ci avevano fatto capire quanto queste valli, un tempo prevalentemente contadine, siano ricche di fermenti culturali capaci di far emergere talenti dediti ad espressioni artistiche di ottimo livello.

Quanto visto in quel grande stanzone, un tempo utilizzato come granaio o stalla, era molto di più di una semplice mostra ben organizzata del solito artista di turno, poiché quello che viene espresso da Bepi Zanon riesce ad infondere nell’animo, anche di chi non ha motivi di conoscenza o critica artistica, l’occasione di un emozionante tuffo nell’intimo paesaggio che, solo pochi fortunati e pazienti personaggi, riescono a vedere.

Pur non avendo conosciuto il personaggio ho cercato di inquadrarlo nel novero delle mie conoscenze che in 25 anni di assidua frequenza in queste valli mi hanno fatto capire e conoscerne il carattere e lo spirito. Per me, toscano e fortunato abitante di luoghi dove l’arte è di casa, non è stato difficile intuire che per Bepi Zanon l’arte non è stata materia di accademia, giacché qui prevale quella naturale predisposizione umana che nessuna accademia può regalare.

È così per tutte le arti, il talento nasce con te, come una forza naturale che parte dal profondo. È uno dei misteri della vita a portare la pittura di Bepi Zanon ad essere un autentico campionario naturale colto nel massimo splendore e nella più pura spontaneità.

 

Bepi Zanon non è stato contagiato da stili o movimenti d’avanguardia, talvolta forieri di facili guadagni e opportune conoscenze interessate. Piace vederlo nell’intimità del suo luogo di lavoro fissare in maniera indelebile quanto i suoi occhi avevano vissuto. È un quotidiano disarmante. Colpisce la volontà di imprimere con estrema cura tutti i dettagli e le sfumature più impercettibili alla distratta vista di chi guarda solo con gli occhi e dimentica di accendere le corde del cuore. Un tumulto di sentimenti ti assale nello scorrere le sue opere, nulla è lasciato al caso.

Il paesaggio, elemento principe del suo linguaggio artistico, prorompe di una vitalità sconvolgente. Gli elementi (siano fiori, animali, piante o luoghi) sono fissati con una tecnica ed una bravura incredibili e colti come fotografati in momenti e periodi stagionali. È così che i colori e le sfumature riescono ad introdurti in una sorta di Eden naturale dove i muschi ed i licheni invernali ed i trascoloramenti autunnali fanno da contorno alle esplosioni primaverili. Dopo le lunghe, rigide ed algide giornate invernali lo stupore degli animali scattanti e guardinghi colti di sorpresa, fa da contraltare alla timidezza dei colorati uccelletti affamati. La regalità del cervo ed il ballo orgoglioso del gallo cedrone, suscitano stupore e meraviglia Ogni piccola sfumatura dai colori naturali dona grazia e dolcezza.

È l’apoteosi di un’anima pura, legata alla sua terra e consapevole di quanta magnificenza si può cogliere a piene mani se si ha l’umiltà di guardare in profondità, magari in silenzio e rinunciando all’immancabile sigaretta, facendo attenzione a non disturbare l’equilibrio dei sensibili ed astuti animali.

Cacciatore sui generis il nostro artista valligiano! Infatti c’è da chiedersi come avrebbe potuto uccidere una creatura dopo averla immortalata nella pienezza del suo splendore ed ambiente naturale. È una domanda che mi sono posto guardando e riguardando le sue opere.

 

A questo filone di natura paesaggistica segue la serie che oserei definire intimistica. Scene di vita vissuta, interni ricchi di vita dove ogni personaggio è immortalato nella realtà e nel momento della sua vita. Dall’adolescenza giocosa, alla pensosa vecchiaia, rischiarata dall’intimità dei luoghi e delle stanze dove oggetti e cose raccontano e testimoniano la grande tradizione contadina e montanara. Le veglie delle lunghe serate invernali vissute nei confortevoli masi, odorosi di cirmolo ed essenze naturali. Gesta, suoni e profumi prorompono in questa Bibbia locale. Orgoglio, amore per realizzare un campionario della memoria dove il colore è segno e materia che da forma e che si fonde nella luce come una purificazione dell’anima.

Evanescenza e consapevolezza della nostra fragilità umana e del breve tempo che ognuno di noi sa di avere nell’infinità del mistero umano, È una grande lezione di vita che portano i lavori di Bepi Zanon ad essere ed a restare intimo patrimonio della collettività.

Quando la sregolatezza e l’avidità di molti, attratti più dal guadagno che dalla salvaguardia di questo patrimonio naturale, faranno scomparire la maggior parte di questi luoghi da fiaba, l’opera di Bepi Zanon potrà essere vissuta ed ancora più apprezzata come monito e vanto di una terra generosa, fatta di uomini e donne coraggiosi che per secoli hanno vissuto e sofferto queste valli meravigliose, in una simbiosi naturale ricca di sentimenti e di umiltà. Fatica ripagata talvolta dalla bellezza e dall’incanto della natura che risorge con rigore e grande talento che, nelle sue opere, Bepi Zanon ha saputo immortalare e donare alle future generazioni.

Ezio Marcucci

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